Newsletter aziendale: cosa preparare prima del primo invio

La prima newsletter aziendale di solito va storta per motivi che non hanno niente a che fare con il testo: le email finiscono nello spam, metà degli indirizzi rimbalza, o il dominio si "brucia" e da quel giorno anche le email normali arrivano male. Si evita quasi tutto preparando cinque cose prima di premere invio.

1. Il dominio da cui scrivi

Una newsletter aziendale parte da un indirizzo del tuo dominio (nome@tuaazienda.it), mai da Gmail o Libero: i provider la tratterebbero come posta di un privato che scrive a migliaia di persone, cioè come spam.

Se mandi spesso o a molti contatti, conviene usare un sottodominio dedicato alle campagne, per esempio news.tuaazienda.it. Se una campagna va male, la reputazione che ne soffre è quella del sottodominio, e la posta di tutti i giorni (preventivi, fatture, risposte ai clienti) continua ad arrivare.

2. SPF, DKIM e DMARC

Sono tre righe nelle impostazioni DNS del dominio. Insieme dicono ai provider che l'email è davvero tua:

Non è più facoltativo. Dal 2024 Gmail e Yahoo chiedono a chi manda molta posta (più di 5.000 email al giorno verso i loro utenti) SPF, DKIM e DMARC configurati, la disiscrizione con un clic e un tasso di segnalazioni come spam sotto lo 0,3%. Anche sotto quella soglia, senza SPF o DKIM la posta arriva male.

DMARC si parte da p=none (il provider segnala ma non blocca), si leggono i resoconti per qualche settimana e, quando è tutto in ordine, si passa a p=quarantine.

3. La lista

Ogni indirizzo che rimbalza dice al provider che non sai a chi stai scrivendo. Qualche rimbalzo è normale; tanti in un invio solo bastano a far finire nello spam anche le email agli indirizzi buoni. Prima del primo invio:

Se la lista non ce l'hai, o vuoi raggiungere aziende nuove, puoi partire dalle nostre liste di aziende per provincia e settore: email verificate, con la provenienza di ogni contatto.

4. La privacy

In Italia le email commerciali sono regolate dal GDPR e dal Codice Privacy (articolo 130), e le regole cambiano a seconda di chi ricevi: un cliente che ha già comprato da te, una persona che si è iscritta, un indirizzo aziendale nuovo. Ai tuoi clienti, per esempio, puoi scrivere di prodotti simili a quelli che hanno già acquistato, se al momento dell'acquisto li hai informati e possono dire di no in qualsiasi momento.

Per il tuo caso fatti confermare dal consulente privacy come puoi usare la lista. In ogni email, comunque, scrivi chi sei, perché scrivi e come si smette di ricevere: un link di disiscrizione che funziona davvero, e chi lo usa non riceve più nulla.

5. I primi invii, pochi alla volta

Un dominio che non ha mai spedito campagne e il primo giorno manda diecimila email sembra uno spammer. Si comincia con poche centinaia di invii, ai contatti più sicuri, e si sale nel giro di qualche settimana guardando rimbalzi e segnalazioni. Se qualcosa va storto, ti accorgi su cento email e non su diecimila.

Il messaggio

Cosa misurare

Le aperture sono il numero meno affidabile: alcuni programmi di posta, come Mail su iPhone, scaricano le immagini in anticipo e fanno risultare aperte email che nessuno ha letto. Guarda soprattutto clic, risposte, rimbalzi e disiscrizioni.

La checklist

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Lista, configurazione del dominio, testi, invio e resoconto: gestiamo noi la tua newsletter aziendale. Oppure prendi solo la lista e mandala tu.

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